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Rapsodia Botanica

28/09/2019 – 29/09/2019

 

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Il progetto invita gli abitanti dei quartieri Santa Teresa/Stadera/Gratosoglio a partecipare a un concorso di bellezza per piante. Queste ultime dovranno essere trasportabili o facenti parte del verde ‘pubblico’ del quartiere. Le persone aderenti all’iniziativa, dopo aver preso i contatti con gli organizzatori dell’evento, verranno inserite all’interno della lista dei partecipanti assieme alle piante selezionate per la gara. Il giorno dell’evento si passerà a casa di ognuno a ritirare le piante iscritte, che verranno posizionate nella Piana ed entreranno a far parte di un’installazione performativa. Ci sarà una giuria che eleggerà la pianta vincitrice e il premio in palio sarà una pianta bellissima di cui prendersi cura. Per le piante del quartiere che già hanno una collocazione nei giardini o nelle corti verrà creato un apposito percorso, affinché anche queste ultime trovino il loro posto in gara.

Il titolo dell’evento è un omaggio al film del 1917 del regista piemontese Nino Oxilia, ‘Rapsodia Satanica’. La trama è una sorta di variazione della vicenda faustiana: un’anziana dama dell’alta società stipula un patto con Mefisto per riacquistare la giovinezza rinunciando alla possibilità di provare amore, trasporto, empatia. Il film finisce in tragedia: non si può scegliere tra vita e amore.

L’ispirazione dannunziana, da cui è tratto il soggetto della nobiltà decadente fortemente polarizzata sull’estetica Liberty, viene espresso metaforicamente durante tutta la pellicola attraverso la simbologia floreale. Il fiore è un lusso inutile nel momento in cui viene colto, il fiore si coltiva giorno per giorno.

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Nella periferia sud di Milano, di fronte al Teatro Ringhiera, c’è un vuoto di 6400mq da sempre chiamato la Piana. Questo spazio è nascosto, sopraelevato e pedonale. Atir nel 2007 prende in gestione il teatro e la piazza viene definita ‘mal abitata’. La terra di nessuno diventa terra di tutti: odiata o amata, evitata o accudita a fasi alterne da diverse comunità. Il 3 ottobre 2017 anche il Ringhiera, per ultimo, chiude i battenti per lavori urgenti di ristrutturazione. La Piana sta crollando e non ci è dato sapere quando i lavori verranno eseguiti.

Trattandosi di un intervento urbanistico di inizio anni ’70, questo luogo raccoglie ancora qualche residuo di utopia, molti degli edifici circostanti rappresentano l’ultimo baluardo di socialità partecipata.

Qui lo spazio esterno della piazza viene trattato come uno spazio interno, e così viceversa, quello interno degli appartamenti e dei pianerottoli come un terreno neutro, che mai a nessun piano predetermina l’esito del confronto.

Elena Perugi

 

L’evento si terrà durante la MILANO GREEN WEEK

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Elena Perugi

Laureata nel 2015 al Politecnico di Milano con la tesi “La progettazione partecipata dello spazio pubblico”, sul potenziale dell’intervento artistico in contesti di riqualificazione urbana, segue nell’anno accademico 2015-2016 un Master in Fine Arts al Chelsea College of Arts di Londra dove viene approfondita la ricerca sul territorio, integrandola con tematiche legate all’archivio personale e alla memoria. Nel settembre 2016 inizia il biennio specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano, il cui esito finale è la ricerca “Memaze”, che indaga le declinazioni del linguaggio memetico e le pratiche artistiche di contro-visualità a esso collegate. Elena Perugi è un artista visiva i cui lavori si concentrano sul potere dell’immagine, intesa come forma rappresentativa di dinamiche che prevedono, talvolta simultaneamente, sia l’empowerment di chi le produce, che la sua stessa marginalizzazione. Le opere, che spaziano da rappresentazioni grafiche, installazioni video e produzioni scultoree, vogliono evidenziare come la comunicazione visiva assuma oggi la dimensione politica di un assedio.

 

 

 

 

 

Ciò che la cultura separa 

03/04/2019|06/06/2019

 

ENRICA SIRIGU Cominciamo dal linguaggio – (installazione sonora- flauto e voce)

 

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Ciò che la cultura separa 

Ciò che la cultura separa è una mostra che riflette su quell’ancestrale paura che risiede nel comodo prefissato gioco di forze che si istaura nel rapporto tra uomo e donna e crea la cultura del possesso. La progressiva perdita di controllo e di potere del blasonato “sesso forte”, l’indebolirsi dell’istituzione della famiglia patriarcale, l’affermarsi del grado sempre più alto d’istruzione femminile e la consapevolezza da parte delle donne del proprio corpo e della propria sessualità, hanno lentamente negli anni steso le basi verso l’ennesima “caccia alle streghe”, questa volta però, dal sapore tutto contemporaneo. Avviene sul web, nelle strade, tra le mura di casa tra le stanze più oscure delle sacrestie, sui giornali che si stampano ancora e tra le parole dei politicanti, nei reparti degli ospedali, dietro la scrivania di un’azienda e sui banchi di scuola. La donna è pericolosa e questo è certo. Una genetrix di luce che cova in sé il germe dell’in- telletto che protesta, intralcia ed urla. Sparge, quest’essere dalle demoniache fattezze, il microbo velenoso e placido della rivolta, che infetta il mondo sano, dei diritti per tutti, ma un pò meno per le minoranze, che colpisce la buona penisola assopita su un mare inquinato da memorie machiste, memorie che hanno scritto le pagine della storia e della cultura impostaci. Un’educazione devota all’esaltazione del controllo con il suo aggettivarsi rassicurante e protettivo che separa ciò che le sfugge. Questo mondo “piccolo piccolo” contenitore di differenti culture e di differenti realtà, sottende il sacrificio dovuto della donna e si sottrae nel sacrificio in nome di questa, continua nella produzione e la diffusione di immagini stereotipate, modelli e categorie che ne impongono una sottomissione naturale, palesando così una cultura debole che viene sorretta da una base concretamente radicata nella paura dell’alterità.

Allora brucia, la strega brucia.

Lei controlla la vita, la forza lavoro, la cultura del domani. Usa la sua magia, usa gli elementi della natura perché ne è parte. Come può dunque l’istituzione oggi anestetizzare questa creatura schizzofrenica? Come può proteggersi dal suo occultismo se non ridiscutendone i giovani diritti, ridimensionandola in una cultura eretta su ben saldi rapporti di potere, se non imprigionandola in un’educazione che radica la propria forza nella chiara divisione dei sessi e mansioni annesse, se non strumentalizzandone ancora la sessualità, se non ghettizzandola nell’esaltazione. Così la psicosi contemporanea dell’impotenza colpisce l’istituzione che divora lentamente il suo corpo titanico e non può far altro che rifugiare la propria salvezza nella violenza del quotidiano, nel disperato ed ultimo tentativo di rimarcare un fallato patriarchismo nei contenuti e le narrazioni esposte all’interno delle istituzioni, pubbliche e private. Arde in pubblica piazza e muore lentamente tra le mura domestiche, non riuscendo a spegnere mai del tutto la fiamma della disparità che si alimenta della tradizione, tanto da sacralizzarla.

Brucia, la strega brucia.

Ma impara in fretta l’eretica a riconoscere i suoi aguzzini ed esorcizzare i propri demoni, poiché ne è madre, poiché ne è sostanza. Ostacola chiunque voglia strumentalizzarne la libertà, mettendone in discussione la proprietà. Protesta allora in pubblica piazza e si ribella nel privato, ridiscute i ruoli, educa i suoi figli all’uguaglianza di genere e combatte la miseria dell’oppressione. Decostruisce le barriere della cultura istituita, destabilizza l’architettura del mercato e demolisce i rapporti di forza. Conscia che le fiamme del passato non sono lontane dal presente, evoca il potere del suo corpo politico per abbattere i muri di una disparità simbolo della “guerra tra sessi”. Una guerra culturalmente costruita nel tempo, che diventata pericolosamente cliché, usa proprio il suo carattere banalizzato e innocuo, per continuare nel quotidiano una pratica efferata di dominio e violenza, fisica e psicologica. Una cultura che nel tempo ha imparato a separare la donna dall’informazione per controllarla e che ora, diventata inarrestabile, continua a tenerla separata nell’esaltazione di se stessa.

A cura di: Ass. Culturale X contemporary (Carmine Agosto – Roberta Riccio)

spazio X

opening: 03 – 04 – 2019 ore 18.00

finissage: 06 – 06 – 2019 ore 18.00

 

 

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“RITRATTO DI FAMIGLIA”

13/12/2018|10/02/2019

Con il contributo di: Carmine Agosto, Clarissa Falco, ENECE Film, Benedetta Incerti, Diego Morgera, Elena Perugi, Manuela Piccolo, Adriana Tomatis.

“Guardami”, sembra dire l’oggetto in mostra al solerte pubblico presente, che con il proprio sguardo eleva il manufatto a sacro fino a renderlo vivo, poiché l’oggetto e l’immagine di questo, non sono mai indifferenti agli sguardi e quest’ultimi non sono mai senza effetto.

Ritratto di Famiglia è una mostra che riflette sul concetto di accoglienza, sul potere del dono, soffermandosi sulla costituzione di nuovi nuclei familiari, sempre meno ermetici e consanguinei, ma permeabili e contaminati.
Il progetto riassume i primi passi dello spazio X che – accolto a sua volta in un contesto popolare alle porte della città di Milano, nel quartiere Chiesa Rossa – si concentra sul ritratto non solo come operazione di custodia, come la raffigurazione di un archetipo, di un modello di vita, ma anche come profondo spunto di riflessione sul presente. Un presente di resistenza. Un presente instabile che scava per trovare la sua concretezza nella solidità della storia e la sua forza futura nella ripetizione di questa, tralasciando quello che di più innovativo la storia ha regalato, la prospettiva, non solo come questione tecnica, ma come possibilità di creazione di nuovi sguardi, di nuove realtà, di nuove e concrete comunità. La mostra dunque, come in una stanza delle meraviglie, disegna le sue linee prospettiche tra oggetti donati, oggetti trovati nel quartiere, ricerche e contributi storici di un passato non troppo lontano, scambi di memorie e visioni di giovani artisti.

A cura di: Ass. Culturale X contemporary (Carmine Agosto – Roberta Riccio)

spazio X

opening: 13 DICEMBRE 2018

ore: 18:00